VIAGGIO A
MOSCA
Abbiamo
ancora negli occhi la maestosità della Piazza Rossa quando saliamo sull’aereo
per tornare in Italia. E’ solo un arrivederci, Russia: non vediamo l’ora di
esplorare altre zone di questo immenso e, in alcuni casi, desolante Paese.
La decisione di concederci una vacanza a Mosca è nata un po’ per caso: la prima
idea, forse un po’ pazza, era quella di andarci per festeggiare l’ultimo
dell’anno del 2007, ma a causa di qualche contrattempo, decidemmo di spostare
il volo nel periodo delle vacanze pasquali.
Il “problema del visto” lo abbiamo superato appoggiandoci ad un’agenzia viaggi:
tutte le pratiche le hanno esplicate loro, ed in più ne abbiamo approfittato
per prenotare con loro l’albergo: col senno di poi avremmo potuto farlo
autonomamente, ma la mancanza di tempo ci ha fatto optare per questa scelta.
Partiamo da Milano Malpensa alle 20.25: dovremmo atterrare a Mosca alle 02.00
ore locali.
L’aereo atterra nella capitale russa con qualche decina di minuti d’anticipo.
La prima notte avevamo già deciso di passarla in aeroporto, per risparmiare
qualche euro sull’alloggio. La scelta si è rivelata azzeccata: abbiamo riposato
(si fa per dire…) sulle sedie del terminal dell’aeroporto, fuori dalla zona
doganale, in compagnia di altre 10-15 persone. Eravamo un po’ timorosi
all’inizio ma non abbiamo avuto nessun problema di sorta. La polizia non badava
nemmeno a noi nei loro giri notturni. Abbiamo capito che deve essere una prassi
abbastanza consolidata quella di vedere i viaggiatori della notte dormire sulle
sedie.
Finalmente arriva la mattina. Sono le 7.00 e, un pò intontiti, cerchiamo di
capire dove parte il bus che porta in città, al terminal della Metropolitana.
Eccolo, è il numero 811. Lo prendiamo e questo, in circa 45’ di viaggio in una
Mosca ancora addormentata ma già trafficata, ci porta al terminal della linea
verde della Metrò.
Qui c’è per strada veramente tanta gente, capiamo che è un terminal importante
per la vita della città.
Con un viaggio di circa 40 minuti, dopo aver cambiato linea, siamo fuori dal
nostro hotel, l’Izmailovo. Questo fa parte di un complesso enorme di hotel
costruiti per le Olimpiadi di Mosca del 1980. Sono edifici insignificanti,
altissimi, ma siamo contenti della scelta. Infatti si rivelerà una zona
tranquilla anche la sera tardi, con la metrò a 3 minuti dall’ingresso, e
nemmeno troppo distante dal centro città: 20-25 minuti in base alla zona.
Sistemati i bagagli siamo pronti ad uscire: sono solo le 10 di mattina ed
abbiamo tutta la giornata davanti a noi.
Optiamo subito per visitare il famigerato mercato di Izmailovo. E’ un
susseguirsi di tipici prodotti russi, artigianali e non: dalle classiche
matrioske (alcune veramente notevoli) ai più disparati cimeli di guerra,
passando a prodotti fatti con il legno… c’è da sbizzarrirsi!
Dopo gli acquisti di rito ed aver girovagato all’interno di questo incredibile
e immenso mercato, ci dirigiamo verso il centro città: il primo contatto con
Mosca.
A dire il vero il primo impatto è abbastanza traumatico: usciamo dalla metrò e
ci mettiamo qualche minuto ad orientarci: il traffico e le vie scritte in
cirillico non ci aiutano. Acquistiamo una mappa della città con i nomi in
cirillico (le nostre avevano i nomi con i caratteri occidentali) e tutto è più
chiaro. Decidiamo di dirigerci ad Arbat, il quartiere con la strada più famosa
ed affascinante di Mosca: ulitsa Arbat.
La via è molto allegra e frequentata, venditori, giocolieri e pittori la fanno
da padrone. Durante il nostro soggiorno moscovita la percorreremo più e più
volte, ma mai smetterà di affascinarci. Anche se è ancora pomeriggio
individuiamo il posto per andare a cenare: Moo-Moo, una sorta di self service a
buon prezzo con piatti esclusivamente russi.
Seguendo il consiglio dell’onnipresente Lonely Planet facciamo la “passeggiata
architettonica”. A sud di ulitsa Arbat, nella vecchia Mosca.
Palazzi antichi, resti dello splendore di un tempo, la fanno da padrone.
Camminiamo senza annoiarci sino alla maestosa Cattedrale di Cristo Salvatore,
nel quartiere Kropotkinskaya; qui entriamo per sbirciare come gli ortodossi
celebrino la Pasqua.
Torniamo sui nostri passi girovagando per le vie di Mosca e rieccoci in ulitsa
Arbat: approfittiamo delle bancarelle per acquistare un po’ di dolci… l’aspetto
è ottimo, il sapore ancor di più.
Ci dirigiamo a Moo-Moo dove non restiamo delusi della cena: di preciso non
sappiamo cosa abbiamo preso, ma era tutto veramente squisito… fa un po’
impressione vedere i commensali degli altri tavoli pasteggiare solamente con
vodka…
Siamo stanchi dalla giornata intensa, non dormiamo in un letto da due giorni e
decidiamo di andare a riposare. Prendiamo la Metrò per l’hotel; sul nostro
diario di viaggio annoteremo “metrò supercontrollata dai poliziotti, la
sensazione è che il turista non venga aiutato. La gente appare chiusa e
diffidente”.
La mattina seguente sorpresa nevica! Siamo un misto di sentimenti: affascinati
per l’idea di vedere Mosca sotto la neve e un po’ preoccupati… oggi è la grande
giornata, Piazza Rossa, Cremlino… il tempo non ci aiuterà.
Ci dirigiamo rapidamente in centro città ed andiamo direttamente alla
biglietteria del Cremlino. Acquistiamo anche i biglietti per l’Armeria. Il
tempo sembra peggiorare, un fastidiosa pioggerellina ci accompagna.
Siamo emozionati… qua dove le sorti della terra sono state e sono decise, qua
dove gli Zar l’hanno fatta da padrone, qua dove il Comunismo ha avuto le sue
radici… qua dove ora stiamo per entrare!
L’ingresso è dominata dalla splendida Torre Kutafya, una delle 20 torri che con
le mura delimitano in Cremlino. All’ingresso, ad accoglierci, c’è quanto mai
dubbio Palazzo di Stato del Cremlino, costruito tra il 1960 ed il 1961 per
ospitare i congressi del Partito Comunista. A sinistra ci sono i splendidi
palazzi dell’Arsenale, del Senato e del Soviet Supremo. Decidiamo di visitare
per prima cosa l’Armeria, lasciando a dopo (e sperando nella clemenza meteo) le
stupende chiese, cattedrali e cappelle.
Dopo una fastidiosa attesa all’ingresso (abbiamo l’orario di entrata alle
10.00, ed aspettare sotto una fitta pioggerellina non è piacevole) entriamo
nell’Armeria.
Visitiamo le 9 sale, ci sono magnifici oggetti da ammirare tra cui alcune
splendide carrozze. Purtroppo non siamo aiutati dalle indicazioni in russo e
dalle varie tavole esplicative.
Usciamo e la nostra speranza non è realtà: il tempo non è migliorato.
Iniziamo a scattare foto a ripetizione sulle varie cattedrali… ce ne sono
alcune, come quella dell’Arcangelo o quella dell’Assunzione che sono veramente
splendide!
Ci sono anche un paio di attrazioni maniacali: lo Zar dei cannoni, un cannone
di 40 tonnellate che non ha mai sparato un colpo proprio a causa del suo peso e
la campana più grande del mondo (202 tonnellate!), la Zarina delle campane, che
non ha mai suonato.
Siamo strabiliati dallo splendore del luogo, forse anche per il carico di
storia che si respira nell’aria.
A malincuore decidiamo di uscire e ci dirigiamo, costeggiando le mura, verso la
mitica Krasnaya ploshchad, ossia la Piazza Rossa.
Prima però attraversiamo il primo parco pubblico di Mosca, cioè il giardino
Alexandrovsky e l’immancabile Tomba del Milite Ignoto, dedicata ad un soldato
morto nel 1941 combattendo i tedeschi.
La Piazza Rossa è veramente qualcosa di indescrivibile. Immensa, racchiusa ai
quattro lati da bellissime costruzioni, è veramente unica.
All’ingresso troviamo la bella costruzione del Museo storico di Stato. Poco
distante la minuscola Cattedrale di Kazan, ricostruita nel 1993.
Sul lato orientale c’è il GUM, il Grande Magazzino di Stato. Ora è un centro
commerciale di lusso. Sul lato occidentale, oltre alle mura del Cremlino,
troviamo il Mausoleo di Lenin, che oltre a contenere la salma del leader
sovietico, contiene quella di altri personaggi politici, e non, dell’epoca.
A sud troviamo l’incredibile e colorata Cattedrale di San Basilio. I colori di
codesta sono veramente unici, sorprendenti.
Anche nella Piazza Rossa l’atmosfera è unica. Siamo tra i pochi, pochissimi
turisti stranieri, di italiani nemmeno l’ombra, e questo forse rende
l’esperienza ancor più emozionante.
Purtroppo il Mausoleo è chiuso per l’ordinaria chiusura invernale, ma non
perdiamo l’occasione di visitare l’interno di San Basilio (piacevole, ma la
parte migliore resta l’esterno) e i magazzini GUM (veramente moderni, troppo
moderni con negozi con prezzi inarrivabili per la maggior parte dei russi).
La giornata, fin’ora entusiasmante come ci aspettavamo, ci concede ancora un
paio di ore di luce, e ne approfittiamo per fare una passeggiata dalla Piazza
Rossa fino alla Piazza della Lubyanka.
In questo tratto di strada ci sono una serie di attrattive che meritano di
essere viste.
In primis la bella Piazza del Maneggio, dietro il Museo storico di Stato;
proseguendo incontriamo la Casa dei sindacati e la cupa costruzione della Duma
di Stato. Seguendo sempre la trafficata strada che ci porterà sino alla
prigione della Lubyanka, troviamo da un lato una statua commemorativa a Karl
Marx, dall’altro troviamo la Piazza del Teatro, circondata da teatri, dove il
più famoso sicuramente è il Bolshoi.
Infine, prima di incrociare lo sguardo con la grigia e triste prigione della
Lubyanka ammiriamo la stupefacente facciata dell’Hotel Metropol ed il sito
archeologico dei Campi Vecchi, dove sono stati ritrovati mura e fondamenta di
una chiesa del 1943.
E’ ora di cena e puntiamo ad un ristorante che però ha cambiato gestione
rispetto a come descritto dalla Lonely Planet. Vista la stanchezza ci sediamo
lo stesso, ma restiamo molto delusi sia per quello che mangiamo che per il
trattamento riservatoci. L’impressione di una città poco ospitale con il turista
rimane.
Nuova sveglia moscovita e nuova pacchiana colazione nel nostro hotel. Dopo aver
provato il rullo pulisci-scarpe dell’hotel (in questo periodo dell’anno le
strade di Mosca sono dei veri e propri pantani: la neve si scioglie e chi ne
risente di più sono le scarpe e le macchine), usciamo e ci dirigiamo verso la
metrò: destinazione Kitay Gorod, ovvero una delle zone più antiche di Mosca.
Ripassiamo dal sito archeologico già visto ieri, ossia quello dei cosiddetti
Campi Vecchi.
Entriamo in Nikolskaya ulitsa, la via più vivace di Kitay Gorod.
In Bogoyavlensky pereulok ammiriamo il bel Monastero dell’Epifania dall’esterno
e in fondo alla stessa la vecchia Borsa, datata 1870. Giriamo intorno alla
Vecchia Corte dei Mercanti, ora una specie di centro commerciale ed arriviamo
in ulitsa Varvarka. Qua troviamo serie di chiese di vari colori, ma le vere
attrazioni sono le cupole delle stesse, alcune delle quali dorate. In
lontananza il sito disastrato dove sorgeva il famoso Hotel Rossiya la fa da
padrone.
Ci addentriamo per qualche metro in una zona di squallidi palazzi grigi, ma
scorgiamo una delle attrattive più importanti della zona, esempio di barocco
russo: la Chiesa della Trinità a Nikitniki.
La passeggiata suggerita dalla Lonely termina qua, ma noi decidiamo di
proseguire, a piedi, sino al quartiere di Chistye Prudy, letteralmente “Stagni
puliti”.
Percorriamo qualche chilometro a piedi per arrivare e siamo soddisfatti della
scelta, visto che pensiamo di trovarci a contatto con la “vera” Mosca dei
moscoviti, quella di tutti i giorni. Macchine un po’ ovunque, gente che
“sputacchia” per terra… siamo fuori dai percorsi turistici e ne siamo ben
contenti. Nel tragitto passiamo a fianco alla cosiddetta “Sinagoga Corale”,
l’unica sinagoga a rimanere in attività durante il periodo sovietico.
Ci concediamo una sosta ristorativa ad un caffè sulla strada: è interessante
osservare attraverso le vetrate i moscoviti che passano.
Siamo quasi arrivati al cosiddetto “Anello dei Boulevard”: costruito tra la
fine del 18° secolo e l’inizio di quello successivo, è una strada circolare a
doppia corsia che racchiude il centro di Mosca. Esso ha una “striscia di verde”
nel centro, luogo per piacevoli camminate. Noi ne percorriamo una breve parte,
precisamente il Chistoprudy boulevard.
Ci dirigiamo, con la metrò, verso la Collina dei Passeri: si dice che il
panorama che si gode è unico su Mosca. Sbagliamo (o almeno, secondo noi abbiamo
sbagliato) però stazione di arrivo… ce ne accorgiamo in ritardo: non abbiamo
voglia di riprendere la metrò perché comunque constatiamo che il famigerato
panorama proprio unico (anche a causa del maltempo) non può essere… decidiamo
per un’altra sfacchinata a piedi: nuova meta il Convento Novodevichy. Intanto
attraversiamo la Moscova con un ponte da cui abbiamo una bella visuale
sull’Università Statale di Mosca (una delle sette sorelle staliniane) e sul
Luzhniki Sport Complex, costruito per le Olimpiadi del 1980.
Apro una piccola parentesi, abbiamo parlato delle sette sorelle staliniane… ma
cos’erano precisamente? Sono sette enormi grattaceli voluti da Stalin, sul
modello americano, per sopperire alla mancanza di grattacieli di Mosca; sono
situati in punti chiave della capitale russa e, quasi sempre, almeno uno lo si
vede da qualsiasi zona della città. Due di questi ora sono condomini, altri due
sono hotel, un paio sono sede di alcuni Ministeri della città ed un altro è
sede dell’Università statale di Mosca.
Procediamo verso il convento passando proprio a fianco dell’immenso Stadio
Luzhniki, dove operai, con ritmo molto flemmatico stanno lavorando… inutile
dire che siamo gli unici turisti, e questo per la prima volta ci fa un po’
sentire a disagio. Come se non bastasse decidiamo di tagliare per una strada
dove si svolge un mercato, quello per i moscoviti. Veniamo a contatto con una
parte della città molto diversa da quella vista fin’ora: la povertà di queste
persone è palpabile, sia per il modo in cui sono vestiti, sia per i prodotti
che sono venduti in queste pseudo bancarelle. Siamo ancor di più a disagio, ci sentiamo
osservati.
Finalmente, dopo aver attraversato il quartiere residenziale di Khamovnki,
scorgiamo il “nostro” obiettivo. Volevamo visitare per prima cosa il cimitero
annesso, ma è chiuso. Entriamo allora nel bel complesso del Convento
Novodevichy. Il sito è molto interessante e l’attrazione più imponente è la
Cattedrale di Smolensk, bianca, ispirata ad una delle cattedrali del Cremlino.
Passeggiamo per un po’, troviamo addirittura qualche altro turista!
Decidiamo di tornare in centro, altra passeggiata per arrivare alla fermata
della metrò. Ad Arbat, dopo l’immancabile sosta da Starbucks, una volta
riposati ci dirigiamo verso la Casa Bianca di Mosca, teatro dei colpi di stato
del ’91 e ’93.
E’ un'altra camminata, non prendiamo la metrò per vedere anche questa parte
della città.
Percorriamo due delle arterie più trafficate di Mosca, Smolenskaya e Novy Arbat
ulitsa, nel quartiere Arbat prima e Barrikadnaya poi.
La Casa Bianca non è niente di particolare, arriviamo fino alla Moscova e
“ammiriamo”, sull’altra sponda, l’Hotel Ukraina, facente parte anch’esso delle
“sette sorelle”.
Torniamo sui
nostri passi e, per non fallire la cena come al sera precedente, ci affidiamo a
Moo-Moo… come l’altra volta ne usciremo soddisfatti.
Giusto per non farci mancare nulla andiamo a vedere la Piazza Rossa illuminata,
semplicemente stupenda.
Ultima sveglia in terra russa. Giornata senza un obiettivo preciso. Passiamo
parte della mattina ancora al mercato Izmailovo, ma essendo un giorno feriale
molte bancarelle sono chiuse. Vorremmo visitare il parco e la tenuta reale di
Izmailovo, ma dopo aver cercato di capire dov’era l’ingresso e non esserci
riusciti, torniamo sui nostri passi, prendiamo i bagagli e andiamo per l’ultima
volta a vedere la Piazza Rossa.
L’ora è tarda, per non rischiare di rimanere imbottigliati nel traffico
moscovita e quindi rischiare di perdere l’aereo, ci muoviamo in anticipo.
Metrò e poi bus, eccoci all’aeroporto dopo circa 1 ora e mezza abbondante di
tragitto; aspettiamo l’aereo che ci porterà in Italia. Siamo stanchi ma
veramente soddisfatti. E’stato un bel viaggio ed abbiamo scoperto che Mosca non
è solo il Cremlino e la Piazza Rossa ma ha altre attrattive, magari meno
importanti, ma pur sempre interessanti. Siamo altresì contenti per essere
usciti dai normali percorsi turisti ed essere entrati in contatto, anche se
superficialmente, con la vera Mosca dei moscoviti.
ALCUNE INFORMAZIONI UTILI
Pernottamento:
Hotel Izmailovo edificio Beta.
Conveniente rispetto agli inaspettati prezzi degli altri alberghi. Colazione a
buffet nel prezzo. Fermata della metrò a 3 minuti a piedi.
Cena: Moo-Moo, ul. Arbat 45. Self
service con piatti tradizionali russi. Prezzi molto convenienti e grazioso
arredamento all’interno del locale.
Abbiamo passeggiato tranquillamente di sera, sia preso la metrò. Non ci siamo
mai sentiti in pericolo. Per la metrò prendevamo un carnet da 10 biglietti,
così facendo risparmiavamo il costo di un biglietto. Alle casse basta
pronunciare la parola russa “dyesyat” e loro ti danno il carnet da 10.
Le linee della metropolitana sono 9 e servono bene qualsiasi zona della città.
Alcune stazioni, come per esempio Ploshchad Revolyutsii sono delle vere e
proprie opere d’arte e valgono la pena di essere viste. L’unica cosa a cui
bisogna stare attenti è che, le stazioni da cui passano due linee, hanno nome
diverso in base alla linea.
Abbiamo
volato su Sheremetevo, che è composto da terminal 1 (voli interni) e terminal 2
(voli esterni all’Unione Sovietica).
Dall’aeroporto, per andare al terminal della metrò, c’è il bus n.551 (o anche
l’811) che parte proprio fuori il terminal. Questo bus arriva a Rechnoy Vokzal,
terminal della linea n°2 (Zamoskvoretskaya Line). Da qui si può andare in
centro o percorrerla sino alle varie stazioni di scambio. Per ritornare stessa cosa, sapendo che il bus
551 prima va al terminal 1, poi al terminal 2, quindi il viaggio dura circa
15-20 minuti in più.